Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta Agostina_Passantino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Agostina_Passantino. Mostra tutti i post

lunedì 5 ottobre 2015

Boliviario

Gabriele Camelo, Boliviario. Delusioni e conquiste di un volontario, Milano, Paoline Editoriale Libri, 2015, 244 pp. (Libroteca Paoline, 185), ISBN 978-88-315-3925-8.

Ci vuole coraggio per intraprendere un viaggio come volontario per la Bolivia e a lasciare la vita degli agi e delle cose date per scontate. Ci vuole coraggio ed anche un po’ d'incoscienza per farlo.
Da persona coraggiosa qual è, Gabriele Camelo - autore del Boliviario. Delusioni e conquiste di un volontario - e con un pizzico di incoscienza, ha deciso di mollare tutto e di vivere appieno l’esperienza del volontariato, non per riceverne qualcosa, piuttosto per donare qualcosa a chi sta indubbiamente peggio.
È durante questi lunghissimi mesi che Gabriele entrerà in contatto con gli uomini e le donne, i colori e i profumi, il tempo e la solitudine della Bolivia, che inevitabilmente lo plasmeranno.
Il Boliviario non nasce per essere pubblicato, ma sfogo personale, come ricerca di salvezza per un giovane, partito come volontario del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) e ritrovatosi di fronte alla solitudine e alla disperazione, non solamente dei bambini e dei giovani emarginati di cui ha dovuto prendersi cura, ma anche e soprattutto di fronte alla solitudine e alla disperazione personali.
I racconti che si susseguono, sotto forma di diario, sono una sorta di dialogo interiore, sono parole e sensazioni dettate da un flusso di emozioni personali, fissate come cura immediata e come memoria futura, affinché il giovane scrittore non dimentichi mai e possa rivivere quanto provato e vissuto.
Leggendo una pagina dopo l’altra, il lettore ha la sensazione di provare le medesime impressioni provate da Gabriele, poiché gioisce delle sue conquiste e si dispera delle sue sconfitte.
Una costante è il rifugio e il conforto che l’autore cerca e trova ogni volta nella Fede, che è una Fede pura, cristiana, senza secondi fini, semplicemente una forza superiore che lo ha sempre accompagnato e che gli ha permesso di completare questo difficile percorso, nonostante lo sconforto abbia più volte preso il sopravvento.
Gabriele farà degli incontri che modificheranno per sempre il suo modo di essere e di vedere la vita. Capirà come le piccole cose, date per ovvie in Italia, in Bolivia non esistono neppure, e di contro apprezzerà il valore e il peso di un abbraccio e di un sorriso di chi vive nella miseria.
A conclusione della sua esperienza, portata a termine non senza contrasti e liti, si renderà conto di avere dato veramente tanto e di avere ricevuto altrettanto, inaspettatamente.
Gabriele Camelo, l’autore, ha conseguito diverse lauree, indispensabili per la sua formazione personale e per il raggiungimento della sua attuale forma mentis. È laureato in Scienze della Comunicazione alla LUMSA, in Pedagogia della comunicazione mediale e in Psicologia presso l'UPS e in Scienze della Formazione primaria presso l’Università dell’Aquila. Ha conseguito un Master in Cinema Digitale e Produzione televisiva presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano.
È una mente in continua evoluzione, veloce e curiosa, come si evince anche dal suo scritto, in cui si fa menzione alla sua attività di giocoliere, camminatore sui trampoli, clown.
Ha anche lavorato come autore televisivo per la RAI. Attualmente è autore di reportage per il canale TV2000.
Inserito all’interno della collana Libroteca Paoline, di cui occupa la posizione 185, il Boliviario. Delusioni e conquiste di un volontario è un ottimo diario-documentario, dalla scrittura fluida e dal linguaggio ricercato, da leggere più volte anche a distanza di tempo, per cogliere ogni volta delle diverse sfumature. È una buona lettura anche per i momenti in cui ci si sente persi e abbandonati, da interpretare come rimedio per l’animo e per comprendere come ci sia in ognuno di noi una luce e una forza di volontà, che Gabriele chiama Fede, che ci guida e che ci dà conforto.


Agostina Passantino



martedì 2 giugno 2015

Ást, l’isola sommersa

Sergio Cataldi, Ást, l’isola sommersa, illustrazioni di Mariarosaria Stigliano, Biella, Lineadaria, 2014, 26 pp., ill., ISBN 978-88-9786738-8.

Ást, l’isola sommersa è un vero e proprio inno all’Amore, quello con la A maiuscola, quello puro, spassionato, che sa attendere ed attende con fiducia, e non solo una fiaba da leggere ai più piccini
Sergio Cataldi, l’autore, ha reso con una dolce malinconia lo scorrere delle parole, come una flebile nenia che arriva ai cuori di grandi e bambini e che tocca i più alti sentimenti umani, come il coraggio, la solitudine, la tristezza, la felicità e, infine, l’Amore tanto atteso; un amore che si ha fede di attendere anche se non presente e visibile nell’immediato, un amore in cui si crede affidandosi all’ascolto di racconti ormai perduti nel tempo.
Sergio Cataldi è nato a Palermo ed è laureato in Filosofia; è un personaggio molto noto nel panorama palermitano, conosciuto come deejay e conduttore radiofonico. Questo è il suo terzo scritto, preceduto da un racconto breve, Amnésie Blanche, pubblicato nel 2008, ed un romanzo, A passi rapidi, nel 2010.
La scrittura del volume è quella densa e lapidaria dell’epica e della mitologia di un tempo. Non a caso i luoghi ed i nomi scelti sono quelli di una nordica ed incantata Islanda, isola che riporta alla memoria illustri dialoghi ed eroi norreni. Una foresta fatata, dove ormai tutti vivono metodicamente lo scorrere del tempo, tutti eccetto Bolinmædi, impavido protagonista che sfida Líf, la foresta buia, metafora dello sconforto e di ciò che l’uomo non conosce.
Proprio addentrandosi nell’intricata e scura foresta, Bolinmædi incontrerà una donna rimasta intrappolata a causa di un sortilegio. Quella donna è Hrædsla, la Paura.
Tutti i nomi scelti per la narrazione, sono nomi parlanti, e così Bolinmædi è la Pazienza, Líf la Vita, e ciascuno diventa personificazione ed allegoria del nome che porta.
L’incontro rappresenta la svolta nella vita di Bolinmædi, che finalmente ha uno scopo, che potrà raggiungere solamente assieme a Hrædsla, ossia quello di riuscire a vedere l’isola di Ást, un’isola leggendaria ed avvolta nel mistero. Solamente con la pazienza, infatti, la paura può essere superata per affrontare la vita, e raggiungere l’Amore vero, l’Ást in islandese.
L’intero volume rapisce il lettore in una lettura scorrevole ed onirica, ben articolata. Il testo è corredato dalle illustrazioni di Mariarosaria Stigliano, artista tarantina, che dopo avere conseguito una laurea in giurisprudenza, ne consegue una seconda in pittura. Ha preso parte a molteplici concorsi a premi, ed ha inoltre partecipato al programma di Raitre Art News.
Testo ed immagini si mescolano simbioticamente, e ciò che è descritto con le parole, trova il suo riscontro immediato nelle illustrazioni contenute, che sono dei veri e propri quadri parlanti.
Nella pagina finale è presente un glossario con la traduzione dei termini in islandese. Un volume tipograficamente ben redatto, dal formato originale che risulta graficamente gradevole.


Agostina Passantino



giovedì 5 febbraio 2015

Invito al castello

Emma Darcy, Invito al castello, Milano, Harlequin Mondadori, 2003, 156 pp.

Invito al castello: un libro che dovrebbe essere presente sui comodini di ogni donna in carriera – o anche sotto, per evitare che traballino per eventuali dislivelli –; un libro che ogni uomo eterno giovinetto, amante della libertà, scapolo incallito, dovrebbe adottare come manuale, così le probabilità di crescita e maturazione si azzerano.
Troppo sarcastica! Ricominciamo:
Invito al castello della Harmony, collezione Amore per sempre, di Emma Darcy, è un libro che non avrei mai acquistato, cosa che non dovrei ammettere, perché un lucido lettore deve essere in grado di leggere ogni tipo di libro, senza pregiudizi o limiti mentali; eppure è così. Ora vi racconto come è andata.
Persa una scommessa, di cui non sto qui a scrivere per non tediare i lettori, come penitenza mi fu dato in consegna – anzi regalato – proprio questo libro, con prece di leggerlo e recensirlo. Ho dunque colto l’invito alla lettura, perché una promessa è sempre una promessa e va mantenuta (anche se con due anni di ritardo).
Poco o nulla sappiamo dell’autrice, Emma Darcy, scrittrice australiana, sposata, con tre figli, dalla vita caratterizzata da tanti colpi di scena, esattamente come succede ai protagonisti dei suoi romanzi. Tutt’oggi sappiamo che abita in una bella fattoria nel Galles.
La trama si risolve in un paio di battute: lui è ricco, lei una disadattata. Si incontrano per caso. Si amano platonicamente, ma non se lo confessano.Tutto si risolve nell’eterno Amore. Lineare e da tipico plot delle commedie romantiche che trasmettono in tv, nelle calde sere di agosto, per il ciclo L’Amore è tutto rose e fiori.
La presentazione dei personaggi si limita ai due principali, Nicole e Matt, ed a quello della nonna Isabella; nonna invadente e manipolatrice, presentata come la matriarca salva-famiglia.
Il resto del libro è occupato dalle vicende di Nicole, giovane scrittrice, invitata da Isabella a scrivere la storia della sua famiglia. In realtà l’invito era premeditato da donna Isabella, desiderosa di far conoscere la giovane scrittrice a Matt, nipote minore ed unico ad essere rimasto scapolo. L’esca è pronta. Come per i precedenti nipoti, fatti accasare con matrimoni combinati e fatti passare per loro libero arbitrio, così per Matt, Isabella ha pronto su di un piatto d’argento un matrimonio perfetto con Nicole.
Matt nota subito Nicole, leggiadra fanciulla dai capelli rosso fiammeggianti, figlia di un artista jazz, morto anzitempo e di cui lei aveva scritto la biografia; ma, come da cliché, Matt è un uomo burbero e scostante, che non si abbandona a semplici moine o corteggiamenti sfacciati. Tutto deve essere sottointeso; e Nicole non sottintende un bel niente!
Il resto del libro riguarda questo sfuggente odio/amore dei due, trascinato fino al verosimile, altrimenti, come dovrebbe andare avanti la storia?
Dopo una sfilza di luoghi comuni e ovvietà, che rendono l’amore tra i due l’unico vero problema dell’intero universo, la precaria intesa che si era venuta a creare sembra compromessa, e tutto ciò a pagina149 di 155 complessive.
Non potrà risolversi tutto nelle poche rimanenti pagine - è quello che ho pensato.
Ed invece, et voilat, tutto al suo posto! I due si dichiarano il loro incontrastato e puro amore, si sposano e vivono felici, con Isabella compiacente.
Questo è quanto ci si guadagna a non dire subito come stanno le cose. Male che vada ci si rende conto di avere travisato un sentimento altrui, ma almeno non si prolunga un dubbio per 149 pagine, per poi scoprire la reciprocità del sentimento; neppure fossero stati due adolescenti compagni di classe.
La spiccia risoluzione conclude il libro, senza fare realmente intuire se le nozze siano scaturite da un loro sincero amore, o dall’arguta manipolazione di Isabella. Entusiasmo passeggero che li ha travolti in un vortice di passione destinato a finire, o vero Amore, unico e gentile?
Non lo sapremo mai, a meno di un secondo invito al castello, ma in questo caso l’invitata non sarebbe Nicole, che ormai ci vive con Isabella.


Agostina Passantino



sabato 5 luglio 2014

Isola Nera. Galleria d’Arte Moderna di Palermo, 31 maggio 2014/ 1 settembre 2014

Fulvio Di Piazza, Isola Nera. Galleria d’Arte Moderna di Palermo, 31 maggio 2014/ 1 settembre 2014, Palermo, ArsMediterranea – Glifo Edizioni, 2014, [80] pp., ISBN 9788898741052.

Il catalogo è stato realizzato in occasione dell’esposizione dei dipinti di Fulvio Di Piazza, presso la Galleria d’Arte Moderna di Palermo.
Fulvio Di Piazza è un pittore siciliano, nato a Siracusa l’8 settembre 1969 e residente a Palermo, dove lavora; ha conseguito il diploma in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Urbino nel 1993. Dopo una pausa di due anni, periodo che Fulvio Di Piazza ha dedicato interamente alla musica, è ritornato a dipingere. Ha esposto in numerose mostre, sia personali sia collettive, in Italia e all’Estero. Ultima è l’esposizione alla GAM - visitabile fino al 1° settembre 2014 -, che lo vede come unico protagonista.
Il primo particolare che colpisce il lettore è la realizzazione grafica del catalogo, stampato su carta lucida, molto spessa e di un rosso intenso, colore che tuttavia non ne interferisce la lettura del testo, grazie alla scelta di un carattere molto leggibile, redatto in nero.
È possibile dividere il volume in sei parti: la prima parte è occupata dalla Premessa realizzata a due mani dal Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e dall’Assessore alla Cultura, Francesco Giambrone [pp. 6-7]. Già da queste righe si possono individuare le tematiche profonde, e non sempre facili da decifrare, che i lavori di Di Piazza vogliono esprimere e comunicare. L’intento è quello di riuscire a rappresentare un mondo surreale in maniera realistica, attraverso lo studio dei particolari, della luce, della prospettiva e della profondità; la seconda parte è un’Introduzione di Antonella Purpura, direttrice della GAM Palermo [pp. 8-9]. La direttrice in queste righe si rifà alle parole che Breton spende in merito ai procedimenti logici, per tentare di capire se i sensi possano essere l’unico strumento per la comprensione della complessità della natura e dell’uomo. La Purpura si sofferma, infine, alla realizzazione vera e propria della mostra, nata da una lunga elaborazione intellettuale dell’artista; segue, nella terza parte, una Presentazione (pp. [11-21]) delle opere e dell’artista da parte di Alberto Zanchetta, critico d’arte e curatore indipendente. Zanchetta è nato a Trento, si è laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 2007 insegna Storia dell’Arte Contemporanea presso la LABA di Brescia.
Redatte in italiano e in inglese, queste sono pagine intense che ben colgono gli aspetti più reconditi della psiche del pittore, descrivendo in un excursus dettagliato e puntuale l’evoluzione ed il percorso di crescita e trasformazione che Di Piazza ha vissuto a partire dai suoi esordi.
Si evince chiaramente da queste pagine una lenta ed inesorabile decadenza, che si impone sulla Natura raffigurata nei dipinti dell’artista siciliano, decadenza espressa da creature surreali ed oniriche, ma causata soprattutto dal reale degrado che la affligge e la devasta. Cieli tersi si fondono con magma incandescente e fiumi trasparenti vengono contaminati da limacciosi fili erbosi.
La quarta parte è interamente occupata dalle illustrazioni dei dipinti, e segna uno stacco dalle precedenti sezioni, non solo dal punto di vista del contenuto, ma anche dal punto di vista cromatico e dell’impaginazione; il colore utilizzato per queste pagine è il grigio, che ben incornicia e fa da passepartout alle opere grafiche, risaltandole e consentendone una migliore visione.
A questa sezione è dedicata la maggior parte del catalogo, [pp. 23-47]. Sono opere realizzate nell’arco del biennio 2012-2014. Come si legge nella premessa «le opere di Di Piazza […] sembrano la materializzazione di incubi che affollano la mente, l’espressione artistica di visioni che raccontano una sofferenza intima e lancinante» [p. 6]. I colori sono densi ed i contrasti forti.
Ruolo fondamentale hanno la prospettiva ed il punto di fuga scelti, che rendono il quadro quasi tridimensionale ed in movimento, contrapponendo imponenti figure in primo piano che si stagliano sullo sfondo, a cieli profondi e lontani, in cui lo spettatore tende a perdersi, nella ricerca di sempre più distanti particolari raffigurati. Questo è il caso di “A” cross the universe (2013), prima opera presentata nel catalogo: si tratta di un olio su tela, che può essere apprezzato, solo se lo spettatore si pone di fronte ad esso e si accomoda per qualche istante così da cogliere ogni particolare celato tra fumi, nubi e polveri. Anche in Pacific (2014) emergono le tematiche finora descritte del degrado. Appare una Natura talmente contaminata da trovarsi in un punto di non ritorno. È possibile notare sott’acqua i segni della contaminazione, ma anche nel cielo, dove pianeti e costellazioni di metallo infuocato rovinano inesorabilmente verso i confini dell’orizzonte, che si perde in profondità. Dai quadri sembra provenire un meccanico rumore metallico che si perde in echi lontane.
Nella quinta parte, Blown away [pp. 48-66], anch’essa redatta in italiano ed in inglese, è presente un’intervista a Fulvio Di Piazza da parte dell’artista «autodidatta», Nicola Verlato. Un botta e risposta tra i due artisti, che ben esternano le inquietudini e le sofferenze della contemporaneità, che si riflettono nell’animo degli uomini. In una sua auto-analisi, Di Piazza definisce le sue opere e quelle di Verlato «destabilizzanti» [p. 52], poiché coinvolgono il cuore prima di coinvolgere il cervello.
Il catalogo si conclude con delle pagine dedicare ulteriormente alle opere dell’artista [pp. 68-75], seguite da un elenco delle Principali mostre personali [pp. 76-77] dal 1996 al 2013.
 Il volume è ben realizzato, con una sovraccoperta che raffigura l’opera “A” cross the universe, realizzata in modo tale da poter essere evulsa dal catalogo ed incorniciata.
Il nome del catalogo è tratto da una delle opere in esposizione, Isola Nera, una vera e propria installazione che occupa un’intera stanza, in cui un vorticoso intrico di balene, miste a fumo e magma, confluisce al centro di essa, in una raffigurazione onirica e angosciante della Sicilia. Un’ulteriore denuncia nei confronti di una terra in cui bellezza e contaminazione negativa coesistono come in un incubo grottesco.
Come il catalogo, così la mostra è ben organizzata, in un percorso che ha inizio con il primo quadro esposto, “A” cross the universe, e si conclude con Isola Nera. Un viaggio onirico attraverso la visione interiore di Fulvio Di Piazza.

Agostina Passantino


giovedì 5 giugno 2014

Muscodol

Alessandro Musco, Muscodol, Palermo, Novantacento edizioni, 2014, 95 pp. (I libri di S), ISBN 978-88-96499-46-7.

Senza doverci spostare troppo indietro nel tempo, se questa raccolta fosse stata pubblicata tre mesi fa, durante la sua lettura avrei di certo inviato un messaggio al professore Musco con scritto: - Prof., sto leggendo la raccolta Muscodol e mi sto divertendo un sacco! - ; e lui sicuramente mi avrebbe risposto con un: - Agostella! - è così che mi chiamava, con il soprannome che devo a lui, per altro - Ammuccamu! – tipico suo intercalare, per esprimere un compiacimento lieto e da condividere.
Questa più che una recensione canonica, vuole essere un pretesto per scrivere un ricordo di una persona che tanto ho ammirato, un buon amico, nonché un esempio di rigore e precisione sul lavoro.
Il volume Muscodol, pubblicato in questi giorni dal gruppo editoriale Novantacento ed allegato alla rivista «S», è la raccolta degli articoli scritti da Alessandro Musco, nello spazio dedicato alla sua rubrica all’interno del medesimo periodico e su LiveSicilia.it, rubrica che curava da poco meno di due anni e bruscamente interrotta nel marzo scorso, a causa della sua improvvisa scomparsa.
Gli articoli rivelano uno spaccato realistico e crudo di quella sicilianità, che tanto amava, nella consapevolezza delle innumerevoli falle che perdono acqua da ogni settore: politica, lavoro, occupazione, forma mentis.
Alessandro Musco scrive con un gusto che definirei “auto-ironico”, da siciliano «radicato ed incarcato» [p. 83], come si definiva lui stesso e come si definisce all’interno di uno degli articoli contenuti nella raccolta.
Accostandosi al testo, il lettore non può che sorridere di un riso amaro e malinconico sulle disgrazie più profonde della Regione Siciliana, unica regione con «l’aggettivo che fa la differenza» [p. 15], come viene spiegato in uno dei contributi.
Un’ironia sferzante e pungente, che cede il passo a sottili e celate parole ed intendimenti non detti, e nonostante ciò evidenti alle menti più lucide ed attente. Un flusso di scrittura rapido, dai voli pindarici e dalle argute associazioni mentali.
Musco era ciò che scriveva: schietto, diretto, mai offensivo, ma allusivo, e per questo in grado di colpire e far ugualmente sentire offeso chi si trovava ad essere dalla parte del torto; per ritrovare i medesimi giri retorici e le uguali abili doti nell’arte della parola occorre risalire fino ai retori dell’antichità classica, protagonisti indiscussi della sua formazione personale, dei suoi studi e dei suoi interessi, che manteneva vivi ed in continuo aggiornamento, non smettendo mai di apprendere, pur essendo ormai un affermato docente di Storia della filosofia medievale presso l’Università degli Studi di Palermo. Fino alla fine è stato anche Presidente e anima dell’Officina di Studi Medievali.
Spesso, quando noi giovani collaboratori andavamo via dall’Officina a tarda sera, lo trovavamo concentrato ed estraniato a scrivere al suo pc, forse il suo prossimo articolo da pubblicare proprio su «S»; notandoci sulla soglia della porta della sua stanza, interrompeva la scrittura e ci salutava con il suo solito ampio sorriso, che partiva dagli occhi e si espandeva fino a noi, mischiando qualche parola in siciliano, idioma a lui caro e ricorrente anche negli articoli di questa raccolta.
Questo volume sarebbe stato per lui un gradito omaggio, ancor più per la premessa in esso contenuta, redatta dal figlio Alberto, il quale riporta la personale visione del padre, scevra da stereotipi o da etichette accademiche, e semplicemente descritto come figura paterna.
È un volume che consiglio a tutti di leggere: a chi non conosceva Musco per provare ad immaginare la straordinaria personalità di quest’uomo; ai siciliani per riuscire a leggere con leggerezza e piacere alcuni aspetti rognosi della Sicilia; ai non siciliani per capire che si può – e si deve –  sorridere di ciò che, in realtà, ci penalizza e ci paralizza; e soprattutto lo consiglio a chi, come me, ha conosciuto Alessandro Musco, per tentare di rivivere, per un’ultima volta ancora, il particolare ed unico sapore che avevano le chiacchierate assieme a lui.
Il professore poteva permettersi di criticare la Sicilia ed i siciliani, perché sentiva viscerale e predominante la sua appartenenza a questa terra Sicula, ed è questo l’aspetto che predomina all’interno di ogni articolo della raccolta.
Pagine intense e fitte di cronaca e di politica, attualissime e ben comunicate al lettore.
Solo una volta il tono si sposta verso la formulazione di un desiderio personale, all’interno dell’articolo dedicato idealmente alla Befana, in vista della conclusione dell’anno. Musco dichiara il desiderio di non volere ricevere per tutto il nuovo anno «sorprese di nessun tipo, misura o dimensione e neppure novità impreviste» (p. 83) per sé e per la sua Sicilia; mentre, invece, quasi facendosi beffa di questa piccola richiesta, il nuovo anno ha portato l’imprevisto più inatteso e più definitivo che si potesse aspettare: il nuovo anno ha portato via con sé il professore Musco.
Eppure credo che, se anche avesse saputo ciò che lo attendeva dopo appena due mesi di questo 2014, avrebbe scritto esattamente le stesse parole, così da farle citare o riportare postume da qualcuno, in suo ricordo, come in un malinconico ed ironico scherzo teatrale, quasi da finale di romanzo. Una teatralità senza maschera.
Professore, posso solo aggiungere che, purtroppo, la sua richiesta personale non è stata rispettata, però le assicuro che il resto del desiderio, quello riguardante la Sicula terra, procede alla grande! Infatti non è ancora cambiato nulla, le buche stradali sono ancora lì e della fila alle poste non possiamo che lamentarcene.
Confesso, infine, che mi mancherà domani non potere commentare assieme al Prof. questa simpatica raccolta, magari davanti a un bello caffettino, come eravamo soliti fare.

Agostina Passantino





La biblioteca dei "libri liberati" intitolata a Sandra Novelli (a cura di Eloisia Tiziana Sparacino)

«I libri hanno un'anima e possono aiutarci a liberare la cultura. Allora perché tenerli chiusi nelle nostre cantine quando possono diventare compagni di strada di tante persone che non possono permettersi di comprarli?»
Con queste parole si apriva, nell'autunno del 2012, la campagna Dona un libro per liberare la cultura, promossa dall'associazione Librido - Laboratorio di Studi e Servizi Culturali. L'obiettivo era quello di creare una biblioteca di quartiere, grazie alle donazioni di cittadini, editori, istituzioni e biblioteche.
Perché creare una biblioteca? Le ragioni sono tante: da quelle personali dei singoli soci di Librido, a quelle personali dei donatori dei libri "liberati", a quelle fortemente culturali e sociali, che spingono dei laureati e degli esperti in materie biblioteconomiche a mettere gratuitamente a disposizione le loro competenze a favore della città. Tuttavia preme di più sottolineare l'importanza di una biblioteca nei quartieri periferici delle grandi città, come Palermo.
La biblioteca è un «facilitatore della conversazione»[1] e poiché la conoscenza si crea tramite la conversazione, ogni biblioteca è coinvolta nei processi di diffusione e di trasferimento di conoscenza. É chiaro che da questo punto di vista la biblioteca smette di essere un deposito di conoscenza e diventa un soggetto di disseminazione della conoscenza stessa.
La biblioteca di quartiere vuole essere un punto di riferimento, quale luogo di incontro, rinascita, riscatto sociale, educazione, formazione, confronto. Per questo motivo il motto di una biblioteca di quartiere può racchiudersi in quattro brevi parole: «di tutto per tutti». Ogni genere di conoscenza e di informazione deve pertanto essere fornita a tutti senza distinzione di età, razza, sesso, religione, nazionalità, lingua o condizione sociale. I servizi che una biblioteca intende offrire al quartiere e ai cittadini devono necessariamente essere alla portata di tutti, anche (e soprattutto) a chi non frequenta la biblioteca, in modo da contribuire smantellare un sistema di pensiero che tende alla ghettizzazione e alla marginalizzazione sociali, che sempre più è cifra del mondo post-moderno.
L'idea di biblioteca di quartiere è quindi quella di uno spazio condiviso, persino nell’uso dei cataloghi e nell’interazione sul web (come avremo modo di spiegare più avanti), che ha il compito di dare voce alla cultura locale e quella straniera (con riferimento agli immigrati); di documentare la cultura contemporanea; di alfabetizzare fornendo risposte di prima informazione su qualunque area tematica e di formare supportando i percorsi formativi di autoapprendimento.
La biblioteca deve garantire il pluralismo della società contemporanea ed essere in grado non solo di insegnare ma di dimostrare in modo pratico che la diversità è una ricchezza culturale e che non solo vanno abbattute le barriere economiche, ma anche e soprattutto le barriere ideologiche e culturali tra i cittadini e le informazioni. 
La biblioteca di quartiere ha come principale target i giovani e i bambini. Spiegare e far conoscere alle nuove generazioni cosa è una biblioteca e in che modo servirsene. Far conoscere le collezioni e i vantaggi, le possibilità di conoscenza, divertimento e accrescimento date gratuitamente (prestito di libri, dvd, cdrom, fumetti, navigazione su internet). E soprattutto far sentire e dimostrare che la biblioteca è un luogo d’incontro e confronto attivo, dov’è possibile passare del tempo in un ambiente accogliente, piacevole e sicuro.
La biblioteca di quartiere non vuole essere qualcosa di straordinario: mira semplicemente ad essere libera, imparziale, universale, intergenerazionale, inclusiva, gratuita, finanziata, sociale, amichevole, centrata sull’utente, locale, interculturale e multilingue, multimediale, contemporanea, reticolare…in una parola? Vuole essere pubblica e svolgere la propria attività all'interno del quartiere nel pieno rispetto di quanto sancito dall'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Dopo un anno e mezzo la campagna Dona un libro per liberare la cultura ha dato il suo frutto più sperato. Giorno 22 maggio 2014 è stata inaugurata la biblioteca nell'Istituto Comprensivo Crispi-Cocchiara-V.Veneto di via Barisano da Trani (PA): il Consiglio d'Istituto, con a capo il dirigente dott. Giusto Catania, ha voluto credere nel progetto dell'Associazione Librido, offrendo i locali e le strutture. La biblioteca, oltre ad essere rivolta agli studenti dell'istituto, sarà anche accessibile ai cittadini del quartiere, garantendo l'apertura pomeridiana. Il progetto prevede inoltre la catalogazione del patrimonio librario su SBN, polo nel quale sono presenti ancora pochissime biblioteche scolastiche.
Saggi, romanzi, libri di testo, fiabe, enciclopedie, racconti, vocabolari, testi universitari, atlanti e monografie "liberati" si sono affiancati al fondo bibliotecario scolastico preesistente, pronti per essere ordinati, collocati, catalogati in rete e resi fruibili a tutti.
Nella cerimonia di inaugurazione il dirigente dott. Catania, ha scoperto una targa che intitola la biblioteca a Sandra Novelli, docente dell'Istituto da poco scomparsa.
Oggi, fra applausi e lacrime, è nata una biblioteca. E come scriveva Marguerite Yourcenar: «Fondare biblioteche è un po' come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito».


In principio era il caos...
Con impegno...
Con tanto impegno...
Gli scaffali si riempiono dei libri "liberati"
Cerimonia commemorativa di Sandra Novelli
Il dirigente scolastico Giusto Catania e il marito di Sandra Novelli scoprono la targa
Biblioteca "Sandra Novelli"



[1] R. David Lankes, Joanne Silverstein, Scott Nicholson, Information Institute of Syracuse, Syracuse University’s School of Information Studies. 

mercoledì 5 febbraio 2014

Dov’è il Sole di notte?

Roberto Casati, Dov’è il Sole di notte? Lezioni atipiche di Astronomia, Azzate (Varese), Raffaello Cortina Editore, 2013, 186 pp. (Scienza e Idee, 239), ISBN 978-88-6030-616-6.

Cambiare punto di vista.
Dopo aver assunto tale metodo di approccio, tutt’altro che semplice da raggiungere, possiamo intraprendere la lettura di questo volume.
Questo libro non vuole e non pretende di essere un manuale di astronomia, e si accosta in maniera semplice e lineare alla conoscenza dell’Universo e dei fenomeni che lo governano.
Spesso le cose possono apparire molto più complesse ed estranee di quanto in realtà non lo siano e Roberto Casati, con il suo approccio da astrofilo e conoscitore della materia astronomica, ben ci mostra la logica e il meccanismo o, se vogliamo, il trucco per capire meglio il perché di alcuni fenomeni astronomici, a prima vista troppo complicati.
Il trucco è proprio cambiare il punto di vista.
Da semplice osservatore, occorre spostare il proprio punto di vista non solo al di fuori della Terra, ma bisogna anche, e soprattutto, prendere il posto del fenomeno che stiamo tentando di spiegare.
Fatto ciò è bene porsi le domande giuste cui dare una risposta logica.
Prendiamo dunque di volta in volta il posto ora di un potenziale abitante della Luna, se è la Terra che dobbiamo esaminare, ora di un abitante di uno dei due Poli, se dobbiamo capire il perché delle differenti durate del giorno e della notte, o il susseguirsi delle stagioni; fatto ciò ci si pone dei quesiti, che prevedano anche dei ragionamenti per assurdo, in modo tale che la risposta venga da sé per esclusione e per associazione. Così faremo nostra per sempre la spiegazione del fenomeno e saremo in grado di spiegare a nostra volta, non solo quanto stiamo prendendo in considerazione, ma anche gli altri fenomeni analoghi, partendo dal medesimo meccanismo.
Con uno stile linguistico chiaro e lineare, Roberto Casati, filosofo italiano e direttore di ricerca al CNRS dell’Institut Nicod, Ecole Normale Supérieure di Parigi, ha realizzato un meraviglioso saggio di divulgazione sull’approccio all’astronomia, che ben vedrei come libro di testo da adottare a scuola, perché è in quegli anni che si formano il ragionamento logico, il metodo di apprendimento e la logica per la connessione dei fenomeni.
Un ottimo volume che ho molto apprezzato, che mi ha fatto pensare in grande e assumere differenti punti di vista, stupendomi ogni volta della reale utilità e semplicità di questo indispensabile passaggio, già dal primo capitolo e per tutti i successivi 14.
Non bisogna tralasciare l’Appendice, La Maga dei Pianeti usa Stellarium [pp. 161-178], in cui l’autore ci mostra un utile applicativo per PC, Stellarium, che riproduce i moti dei Pianeti, la volta celeste, e dà la possibilità di osservare diversi fenomeni astronomici, grazie alla creazione di percorsi personalizzati.
Vanno letti anche i Ringraziamenti [pp. 179-181], poiché è giusto e corretto dare valore e rilievo a chiunque abbia contribuito, con ruoli e peso differenti, alla realizzazione di questo libro, iniziato – per stare alle parole dell’autore – come lavoro «per mantener fede a un piccolo impegno preso in una conversazione» [p. 180]; piccolo impegno che si è realizzato in questo prezioso saggio, inserito nella collana diretta da Giulio Giorello, Scienza e Idee, di cui occupa il numero 239, edito dalla Raffaello Cortina Editore, che ha curato la consueta e ottima veste grafica, nonché l’accurata impaginazione.
Un testo che non può mancare nelle biblioteche di filosofi, astrofili, astronomi o, semplicemente, di curiosi.

Agostina Passantino



domenica 5 gennaio 2014

Il «sogno» di Keplero

Il «sogno» di Keplero. La Terra vista dalla Luna in un racconto del grande astronomo tedesco, a cura di Anna Maria Lombardi, Milano, Sironi editore, 2009, 160 pp., (Galàpagos, 34), ISBN 978-88-518-0111-3.

La Luna, l’unico satellite naturale della Terra, è da sempre fonte di miti, sogni e credenze popolari.
L’affascinante disco notturno è stato anche, e soprattutto, oggetto di osservazioni astronomiche e fisiche, ed è questo il caso rappresentato da Il sogno di Keplero, breve composizione dell’astronomo, matematico e musicista tedesco, Kepler (27 dicembre 1571 – 15 novembre 1630), padre della scoperta delle leggi che regolano il movimento dei pianeti.
Il somnium si presenta come un breve racconto fantascientifico, anche se l’autore dichiara di volere convincere i sostenitori della teoria geocentrica dell’esatto contrario, e spingerli a credere, a seguito di alcune dimostrazioni, nell’opposta visione dell’Universo, che prevede la centralità del Sole ed il movimento di tutti gli altri Pianeti, Terra compresa, come enunciato da Copernico.
La componente fantastica è data dalla descrizione di una Luna abitata, il libro presenta una trama semplice, in cui è possibile riconoscere alcuni personaggi e situazioni della vita di Keplero, riscontri chiariti dalle note al testo, da lui stesso stilate ed aggiunte molto tempo dopo la prima stesura.
Protagonista è Duracoto, nato nella arretrata ed isolata terra di Islanda, la cui situazione familiare è riconducibile a quella dell’autore: privo del padre e con una figura materna – Filolxhilde, questo il nome della donna – costretta a lavorare per il mantenimento della casa e descritta come un soggetto strano e misterioso; nella realtà dei fatti il padre dell’astronomo era spesso fuori per lunghi periodi, mentre sulla madre aleggiavano sospetti di stregoneria, che le causò difatti tale accusa.
Duracoto va via di casa per andare a lavorare con l’astronomo Tycho Brahe, che figura come personaggio nell’economia del racconto, e di cui diviene apprendista.
Inizia così una meticolosa descrizione della Terra osservata dagli abitanti lunari, con la spiegazione di leggi, moti, rotazioni, eclissi e fenomeni astronomici, che accomunano la natura lunare a quella terrestre, e ciò a conferma della teoria copernicana.
Spesso il somnium viene giustificato come un vero e proprio sogno fatto da Keplero e messo su carta; fatto sta che la prima stesura, sotto forma di saggio, risale al 1593, quando era ancora uno studente all’Università di Tubinga.
Quando nel 1630 Keplero muore, il somnium, che aveva attraversato diverse stesure e perfezionamenti, risulta concluso e corredato dalle note, ma non ancora dato alle stampe; sarà uno dei figli, Ludovico, a portarne a termine la pubblicazione, dopo avere trovato un mecenate – la cui lettera dedicatoria è inserita nelle Appendici [pp. 141-151] al libro – quattro anni dopo la morte del padre.
Sogni e sfere astronomiche si intrecciano spesso nel repertorio della letteratura e dell’immaginario popolare, ed elementi comuni si trovano in scritti precedenti il somnium, e citati dallo stesso astronomo tedesco.
Il primo ad essere citato è il volto della Luna, opera di Plutarco, risalente al II secolo d. C.; anche qui si narra di un sogno, ed anche qui si prende in considerazione la possibilità che il satellite sia abitato, con uno stile che oscilla tra il trattato scientifico e il racconto letterario.
Il secondo testo citato è la Storia vera di Luciano di Samosata, che narra di quando la sua nave venne rapita da una tempesta e trasportata sulla luna, anche questo risalente al II secolo d. C.
Anche la scelta del sogno è stata spesso utilizzata nella tradizione letteraria: si pensi a Cicerone, Platone, Plutarco, fino ad arrivare al più recente Carrol.
Il sogno assume un valore sacrale, è veicolo di una conoscenza altra, sia essa più o meno attendibile, rispetto a quella terrena.
Con il sogno l’autore può affidarsi ad un messaggio ultraterreno, ad un daimon inconscio, che giustifica chi scrive, essendo egli solo un tramite per la trasmissione dei fatti.
34° titolo della collana Galàpagos della Sironi editore, Il sogno di Keplero è stato ben tradotto e ben curato da Anna Maria Lombardi, collaboratrice del Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, dell’Osservatorio astronomico di Brera e del Civico Planetario di Milano. Anche l’impaginazione e la veste grafica contribuiscono alla ottima resa del volume.


Agostina Passantino



mercoledì 25 dicembre 2013

Buone feste da LIBRidO!


 Cari Soci, Care Socie, Cari Amici, Care Amiche,

il 2013 è stato per noi un anno di prova, un anno che ci ha temprati. Abbiamo realizzato diverse attività con molta soddisfazione, dimostrando il nostro impegno e il nostro amore per la cultura. Non ci siamo mai fermati: il blog-rivista LIBIDO LEGENDI (tantissime sono le recensioni che mensilmente riceviamo in redazione), le presentazioni e gli eventi in occasione de Il maggio dei libri ne sono la prova, ma anche le iniziative partite a gennaio scorso come Salviamo l’odiato dizionario di latino! e il Servizio di ricerca bibliografica online, che abbiamo deciso di rinnovare anche per il 2014.
La raccolta dei libri per la campagna Dona un libro per liberare la cultura continua, nonostante le difficoltà nel trovare un luogo dove realizzare la biblioteca di quartiere e l’attesa, piuttosto lunga, di risposte concrete dalle istituzioni. Per l’anno nuovo abbiamo già in cantiere alcune preziose collaborazioni con altre realtà associative che operano nel mondo della cultura, come la Biblioteca Francescana di Palermo e il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino. Stiamo anche lavorando ad una nuova veste grafica per il sito web e arricchendo di ulteriori articoli e videointerviste la nostra pagina Facebook e il nostro blog.
Per l’anno prossimo ci auguriamo un 2014 pieno di attività e di iniziative che possano dare vigore al risveglio culturale della nostra regione e della nostra generazione. Saremmo lieti se la nostra sfida fosse incoraggiata e supportata, come è successo fino ad oggi, da Voi, con la vostra collaborazione e amicizia. Saremmo felici inoltre di rendervi partecipi di ogni nostra attività. Cogliamo l’occasione per augurarvi buon Natale e felice anno nuovo, nella speranza che queste festività portino a tutti serenità, e che il 2014 si riveli migliore dell’anno che sta per concludersi.
Lasciate che i bambini vivano un sogno ad occhi aperti. Luci, colori, angeli e frutta colorata da appendere all’albero di Natale. Per una notte o forse qualcuna in più si potrà costruire un mondo più luminoso, immaginare cose belle, tuffarsi in atmosfere mozzafiato. Queste sono le piccole cose grandi che, porteremo nel cuore da adulti, per essere un po’ più sorridenti, un po’ più felici. Stephen Littleword, Aforismi

Palermo 24/12/2013
Il Presidente

Vincenzo Bagnera