Antonino Giuffrida, Stessa misura, stesso peso, stesso nome. La
Sicilia e il modello metrico decimale (secoli xvi-xix),
Roma, Carocci, 2014, 172 pp. (Biblioteca di testi e studi, 941), ISBN
978-88-430-7381-8.
Non capita quasi mai di chiedersi nella vita di tutti i giorni da dove
provengano o come siano nate le unità di misura, che noi utilizziamo quotidianamente
in molte azioni comuni, senza nemmeno rendercene conto: fare la spesa («mi dia
3 etti di prosciutto»), comprare un abito di tagli 48, fare il pieno di
benzina. Eppure il sistema metrico-decimale, che noi usiamo con la naturalezza
di chi lo utilizza da sempre, non è stato sempre il sistema ponderale in uso in
Europa e nel resto del mondo, sebbene esso sia in campo internazionale
riconosciuto e adottato da quasi tutti i paesi con qualche eccezione (vedi per
esempio il Regno Unito e gli Stati Uniti).
Prima dell'introduzione del sistema metrico-decimale, la quale fu
favorita anche dalla sua scientificità (i progressi scientifici tra Seicento e
Settecento sarebbero stati impensabili senza il sistema metrico-decimale), in
Europa erano in uso sistemi ponderali "a misura d'uomo" (il piede, il
palmo, il rotolo, la canna, ecc.), ma che di fatto erano sistemi di numeri
complessi. Per spiegarci meglio: il palmo, unità di misura di lunghezza
corrisponde a 12 oncie (sottomultiplo), mentre il miglio, multiplo del palmo,
corrisponde a 5760 palmi, tralasciando però tutti gli altri multipli e
sottomultipli.
I sistemi ponderali di antico regime sono particolarmente interessanti,
perché possiedono una forte connotazione sociale e politica e sono misura dei
rapporti «che intercorrono tra ceti e delle regole di funzionamento di un
mercato». Per questo motivo le riforme di tali sistemi in età moderna indicano
la «attivazione dei processi politico-istituzionali di transizione, che
caratterizzano gli Stati di antico regime nella fase che porterà ai nuovi
equilibri ottocenteschi» (p. 11).
In Stessa misura, stesso peso,
stesso nome di Antonino Giuffrida, docente di storia moderna all'università
di Palermo, oltre ad essere descritto il sistema ponderale siciliano di antico
regime, si analizzano le vicende storico-istituzionali di due importanti
riforme del sistema ponderale nel 1601 e nel 1809 avvenute nel regno di Sicilia,
fino all'introduzione del sistema metrico-decimale con l'unità d'Italia.
La riforma del sistema ponderale siciliano che si realizza nel 1809, manifesta
la volontà di fare ordine in un sistema caratterizzato da una pluralità di
soggetti, che godono del favore della tradizione e del privilegio, e quindi di
«imporre una sola misura in tutto il Regno», visto che ogni città vantava le
sue varianti (ad esempio la "canna", unità di lunghezza se era
palermitana equivaleva a m. 2,046142, se era di Messina era di m. 2,090274,
mentre con la riforma del 1809 fu fissata a m. 2,06783), che è innanzitutto un
tentativo di «consolidare la centralità dello Stato» (p. 12).
Il nuovo clima culturale e civile d'inizio Ottocento e i risultati della
rivoluzione scientifica dei secoli precedenti rendono possibile una riforma del
sistema ponderale siciliano. Il vero motore della riforma è l'astronomo
Giuseppe Piazzi, che insieme ai professori Domenico Marabitti e Paolo Balsamo
formano la Deputazione dei pesi e misure. È proprio il Piazzi, infatti, a
escludere l'adozione del sistema metrico decimale, per elaborare una
«razionalizzazione del sistema basato sui numeri complessi, e in particolare,
sul 12, [...] eliminando tutte le varianti accumulatesi nel tempo» (p. 84). La
riforma dell'astronomo Piazzi non è indolore e priva di conseguenze. A
insorgere contro la riforma sono i Consigli civici e alcuni uffici, che si
trovano privati d'un tratto da prerogative secolari. Critiche al nuovo sistema
provengono anche dalla Giunta dei Presidenti e del Consultore. Tuttavia la
riforma sopravvive, nonostante le difficoltà, sopravvenute dopo l'unione
amministrativa del Regno di Sicilia e di Napoli, anche se tra le due parti del
regno rimangono vigenti due sistemi differenti.
L'esperienza della Deputazione è importante per la storia siciliana,
poiché segna la rottura con un sistema di misurazione inconciliabile la
"grande trasformazione economica" che è in corso in Europa. Ciò è dimostrato
anche dalla continuità non solo archivistica, ma anche amministrativa tra la
Deputazione e la Giunta metri siciliana cui spetta il compito della conversione
del sistema siciliano a quello metrico decimale esteso dal regno di Sardegna
all'Italia unita.
Per i motivi sopra esposti il libro di Giuffrida è un utile e importante
strumento per gli studiosi di storia siciliana e di metrologia.
Piero Canale
Nice article, keep sharing.
RispondiEliminaGeneric Med Mart