Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

giovedì 5 giugno 2014

Miley Cyrus. C’era una volta Hanna Montana

Michele Monina, Miley Cyrus. C’era una volta Hanna Montana, Reggio Emilia, Imprimatur, 2014, 128 pp., ISBN 978-88-6830-089-0.

La biografia di Miley Cyrus, scritta da Michele Monina e pubblicata nel febbraio 2014 da Imprimatur, è la storia di uno shock. Il 25 maggio 2013 l'America subisce uno shock. La popstar Miley Cyrus si esibisce sul palco degli MTV Video Music Awards. Canta il suo ultimo singolo We Can't Stop. Ha 20 anni. Da quando ne aveva 14, interpreta Hanna Montana in una fortunatissima serie Disney Channel. Per tutta la sua adolescenza incarna la ragazza americana grintosa ma virginale, figlia dell'America più “bianca” e tradizionalista. Miley viene dal Tennessee. È figlia del cantante country Bill Ray Cyrus, il massimo del nazionalpopolare, il “Claudio Baglioni d'America”. Miley è cresciuta sotto i riflettori. Recita per la prima volta a 9 anni, a fianco del padre nel telefilm Doc. A 11 anni fa parte del cast di Big Fish di Tim Burton. A 13 anni vince il provino con la Disney. Diventa Hanna Montana. Per i suoi 16 anni i genitori le organizzano una festa di compleanno, che poi è anche un megaevento e un megaconcerto a Disney World. “Miley” è il suo soprannome. In realtà si chiama Destiny Hope. Destino e Speranza. “Miley” invece sta per “Smiley”. Sorriso. Il suo sorriso puro, pulito, luminoso ha incantato mamme e figlie, ha rassicurato genitori e insegnanti. È stata Hanna Montana, la brava ragazza acqua e sapone. Ha toccato il tetto del mondo tante volte, con la parrucca biondo angelo di Hanna Montana. I suoi dischi in cima alle classifiche.
Adesso si è tagliata i capelli e irrompe sul palco degli Mtv Video Music Awards con un body rosa confetto e un orsacchiotto marrone stampato sul seno. Si muove un po' scomposta, fa qualche movimento un po' volgare, come i rapper dell'hip hop, ma niente di preoccupante. Da un annetto si è un po' “sporcata” con la musica nera. Ha fatto alcune collaborazioni con Snoop Dogg e altri rapper. Si sta evolvendo. Ma Miley resta sempre Hanna Montana. Come no.
I ballerini sono travestiti da orsacchiotti. Immensi orsacchiotti. Poi è un momento. Miley si sfila il body con l'orsacchiotto. È un gesto da spogliarellista consumata. Da night club. Da bordello. Miley resta seminuda sul palco. Solo un microscopico bikini color carne che le copre davvero poco. Sul palco irrompe allora il cantante Robin Thike, che ha fatto scandalo con il suo ultimo video Blurred Lines, pieno di donnine nude, che a un certo punto compongono con i palloncini la scritta “Robin Thike has a big dick”. Miley Cyrus e Robin Thike cominciano a ballare sul palco. I movimenti di Miley sono spudorati, sfacciati, espliciti. Rivela la sua padronanza del twerking, lo sculettamento sfrenato ed eccessivo, che finora era stata prerogativa delle donnine seminude nei video hip hop. Miley sculetta e si strofina contro Robin Thike. Di fatto simulano un rapporto anale. Poi Miley gioca, con modalità assolutamente non-innocenti, con l'americanissimo gadget a forma di guantone da baseball con l'indice puntato. È lo scandalo. C'è rumore, clamore, stordimento. L'esibizione di Miley è un'esplosione, che ancora oggi riverbera nel mondo dello spettacolo. Miley Cyrus ammazza Hanna Montana a colpi di twerking. L'America è sotto shock.
L'inventore del gadget del guantone attaccherà Miley per la “profanazione” di un' “icona”. La comunità hip hop attaccherà Miley per “appropriazione indebita” del twerking. Ci saranno polemiche infinite su quanto Miley sia femminista o squallida o grottesca o cinica o consapevole o pericolosa o puttana o idiota o geniale o chissacosa. Intanto Miley Cyrus scalzerà Lady Gaga dal trono di Nuova Regina del Pop. Lady Gaga (classe 1986) invecchierà di colpo e le sue provocazioni sessuali diventeranno d'un tratto obsolete. Perché Miley Cyrus (classe 1992) non ammicca, non evoca. Miley Cyrus espone. È totalmente esplicita. Prende a piene mani dall'immaginario porno. Non erotico, non soft-core, no. Proprio porno porno. Miley Cyrus fa cose che Lady Gaga se le sogna. Da quel 25 agosto in poi:
1)       Canterà totalmente nuda nel video di Wrecking Ball. Leccherà un martello e cavalcherà una gigantesca palla di ferro – quella delle ruspe – sempre totalmente nuda;
2)       Poserà seminuda per il fotografo Terry Richardson, colui che ha girato anche il video di Wrecking Ball. Indosserà impensabili perizomi che le coprono a malapena l'inguine. Mostrerà la lingua e si toccherà fieramente i genitali guardando dritto verso lo spettatore;
3)       Poi sul palco. Gli scandali durante i concerti. A Natale farà twerking con Babbo Natale;
4)       Farà sesso orale con un enorme fallo di plastica;
5)       Farà sesso orale con una bambola gonfiabile (con attributi maschili);
6)       Farà cantare la propria vagina (però in playback).

Risultati? Un successo clamoroso. Aveva toccato il tetto del mondo come Hanna Montana e ora quel tetto lo sfonda come Miley Cyrus. Vendite dei dischi alle stelle. Concerti sold-out. Centinaia di milioni di visualizzazioni su youtube. È La Nuova Regina Del Pop. Occupa il trono che fu di Lady Gaga, Britney Spears e Madonna (già nel 2011, comunque, Rolling Stones incoronava Miley Cyrus “regina del pop”, mentre nel 2010, secondo Forbes, è “l'adolescente più ricca del mondo”. Nel 2013 invece, secondo Maxim, è “la donna più sexy del mondo”).

IL PORNO

Monina, come sempre avviene nei suoi libri, non giudica, non interpreta, non spiega. Espone i più possibile i fatti e fornisce spunti di riflessioni.
La storia di Miley Cyrus è emblematica di un Mondo Che Cambia. Cosa significa, infatti, questo straordinario successo di Miley Cyrus? Forse lo sdoganamento definitivo del porno? Il porno di massa? La presa d'atto – il dato di fatto – che per il pubblico americano (e occidentale) l'immaginario porno è ormai entrato nella cultura popolare? Miley Cyrus d'altronde – scrive Monina – appartiene a quella generazione “post-internet” in cui il web ormai è una cosa scontata. Il web in cui il porno è sempre stato parte fondamentale, un pilastro. A metà degli anni '90, infatti, più della metà delle ricerche avevano contenuti hard. Mentre adesso, tra i 50 siti più visitati del mondo 2 sono porno. L'industria del porno online, secondo una relazione ONU del 2012, sfiorerebbe addirittura i 96 miliardi di dollari. Miley Cyrus – 22 anni – sta cavalcando l'onda, dunque. E sta dimostrando di conoscere benissimo i gusti dei giovani e dei giovanissimi. Finora tutte le sue mosse sono state un capolavoro di marketing. E un segno dei tempi.

FEMMINISMO E POLEMICHE

Ma cosa significa l'exploit di Miley Cyrus declinato sotto il segno dell'immaginario sessuale? È degradante per l'immagine femminile? Oppure il contrario? E lei? Sta consapevolmente sfruttando il suo corpo per fare il botto nello show-biz? Oppure è manovrata, sfruttata, plagiata dai cinici affaristi del mondo dello spettacolo?
Interrogativi aperti. A tal proposito c'è stata una polemica durissima tra Sinead O' Connor e la stessa Miley Cyrus, cominciata con una dichiarazione di ammirazione di Miley per la O' Connor (il video Wrecking Ball si apre con una citazione di un suo vecchio video) e finita in una lite stratosferica sui social network. Sinead O' Connor – dopo essere stata “apprezzata” da Miley Cyrus – pubblica una lunghissima lettera aperta in cui, con tono materno e un po' moralistico, si preoccupa per il fenomeno-Miley. “Lo show-biz ti vuole prostituta”. “Tu vali più del tuo corpo”. “È pericoloso lanciare il messaggio che è bello essere prostitute”. Miley risponde su twitter con modalità particolari. Retweetta vecchi tweet della O' Connor, scritti in un periodo in cui la cantante soffriva di disturbi depressivi. Frasi malinconiche, richieste d'aiuto, parole sconnesse. Miley la prende per pazza, in altre parole, e la sbeffeggia sui social network. La situazione degenera. La O' Connor risponde con due lettere infuocate in cui parla apertamente di “bullismo”, in cui chiede “scuse pubbliche a nome di tutte le persone che soffrono o hanno sofferto di disturbi mentali”. E conclude: “Quando finirai in un reparto psichiatrico o in una clinica di riabilitazione sarò felice di farti visita...e non mi abbasserò a prenderti in giro”. Intervengono anche altre due personaggi molto sentiti nel mondo femminista: Amanda Palmer – che sostiene che “probabilmente non c'è nessuno che la sfrutta” e che quindi “Miley regge il gioco”. “Credo che sia tutto farina del suo sacco” - e Annie Lennox, che si dice “preoccupata” per tutti questi “culi e tette usati per vendere”, attaccando internet e la sua fruizione che sta facendo “perdere il concetto di limite (di età ndr)”.

Il dibattito è aperto. La metamorfosi di Miley è femminista o no? Alimenta atteggiamenti e modi di pensare maschilisti e sessisti oppure apre altre strade per l'emancipazione femminile? Monina fa un parallelo con un fenomeno della controcultura di una generazione fa. Evoca i cortometraggi porno di metà anni '80 di Lydia Lunch, idolo della no-wave newyorkese, frontman dei Teenage Jesus and The Jerks. Il film Fingered del regista Richard Kern, che finisce con una violentissima scena in cui Lydia Lunch viene sodomizzata. Questo film e le citazioni al regista Russ Mayer, anche lui idolo di certa controcultura. Tutte le sue scene di sesso violento in cui però è la donna a reggere le fila, a volere quella violenza selvaggia. Film in cui avviene uno strano capovolgimento, in cui sodomia e sesso orale (per esempio) non sono più simbolo di sottomissione sessuale, ma diventano invece bandiere da sventolare, pratiche liberatorie e orgogliose da praticare con gusto della trasgressione. Segni di avvenuta emancipazione. Quindi porno e femminismo. Oppure porno e sessismo. Porno e degradazione. Porno ed emancipazione. Cosa sta combinando Miley Cyrus? Si sta facendo trascinare da cinici affaristi, sta rischiando la salute mentale o sta liberamente esibendo il suo corpo per portare avanti la sua performance? La sua fierezza, la sua violenza nell'aver ammazzato in questo modo Hanna Montana, sono segni di una stabilità e di una forza che le farà “reggere il gioco” anche in futuro? Oppure stiamo assistendo a un salto talmente in alto che avrà una ricaduta dolorosa?

VITA SOTTO I RIFLETTORI

Un'ultima nota. Miley Cyrus – spiega Monina – è letteralmente “cresciuta sotto i riflettori”. La sua vita è sempre stata condizionata dagli impegni di lavoro, dagli orari pazzi dello show biz e dalla sovraesposizione mediatica. Le sue relazioni amorose – il più delle volte tenute nascoste dai manager di Hanna Montana – sono sempre state vissute all'interno di questa dimensione particolare. Fino alle ultime relazioni, rese pubbliche, consumate a furia di tweet e gossip, pettegolezzi e insinuazioni che puntualmente finivano nei tabloid e nei siti internet di tutto il mondo. Scrive Monina: «Essere una popstar di fama mondiale, specie essere una popstar di fama mondiale fin da quando si è bambini, comporta dei sacrifici che sulle prime potrebbero sfuggire, come il venir meno di un minimo di libertà d'azione. Ma soprattutto la privazione, quasi violenta, di ogni rapporto che si possa definire disinteressato, l'accesso al mondo dei sentimenti fini a se stessi. […] Provate voi a crescere davanti alle telecamere, a ritrovare ogni vostro sospiro lì, immortalato da un paparazzo, deriso su questo o quell'altro forum...».


Nino Fricano



mercoledì 5 febbraio 2014

VdB23/Nulla è andato perso

Gianni Maroccolo-Claudio Rocchi, VdB23/Nulla è andato perso, disco autoprodotto, 2013.

VdB23/Nulla è andato perso è un album del 2013 di Gianni Maroccolo, bassista e produttore discografico, con la collaborazione di Claudio Rocchi, cantautore, bassista e conduttore radiofonico.
Il disco è stato autoprodotto dagli stessi Maroccolo e Rocchi, e contiene contributi di svariati artisti della scena musicale italiana, legati alla storia musicale di Gianni Maroccolo, quali ad esempio Piero Pelù e Ghigo Renzulli dei Litfiba e Massimo Zamboni dei CCCP fedeli alla linea e dei C.S.I..
Essendo stato finanziato tramite il sistema di crowd funding (un processo di finanziamento dal basso) l'album non è stato reso disponibile sul mercato discografico ordinario, ma soltanto ai sottoscrittori del progetto.
È anche l'ultima opera discografica di Claudio Rocchi, deceduto il 18 giugno 2013, prima della pubblicazione dell'album.
L'album si compone di 9 tracce, per la durata di 1 ora 19 minuti e 6 secondi:
1.       Vdb23
2.       Torna con me
3.       Nulla è andato perso
4.       Rinascere Hugs Suite (feat. Miro Sassolini, Monica Matticoli, Cristina Donà, Franco Battiato, Cristiano Godano, Ivana Gatti, Piero Pelù, Massimo Zamboni, Emidio Clementi)
5.       La Melodie de Terrence (feat. Ghigo Renzulli)
6.       Tutti gli Uomini - Tutte le Donne
7.       LD7M (Les Dernierès Sept Minutes de mon Pere)
8.       Una Corsa
9.       Rigel & Vdb23 (feat. Fabio Peri)

Tutte le musiche sono composte da Gianni Maroccolo, ad eccezione di  Le Melodie di Terrence (musica di Takeo Watanabe).
Tutti i testi sono di Claudio Rocchi, ad eccezione di Rinascere Hugs Suite (testo di Monica Matticoli, Cristina Donà, Claudio Rocchi, Franco Battiato, Cristiano Godano, Ivana Gatti, Piero Pelù, Massimo Zamboni, Emidio Clementi) e Rigel & Vdb23 (testo di Fabio Peri).
Impressioni dei primi ascolti. Sono entusiasta, senza se e senza ma, ma io sapevo già che mi sarebbe piaciuto. Certo, ho avuto bisogno di ascoltarlo più volte, alcuni pezzi mi sono entrati dentro più facilmente, altri ho dovuto ben assimilarli prima. Questo non è certo un lavoro immediato, commerciale (e meno male) – e questo lo potevamo già immaginare (io me lo aspettavo proprio così) – ma più lo ascolto e più lo sto capendo. È un disco lavorato, complesso, ricercato nella musica e nei testi, arrangiato molto bene (violini, tastiere, vari effetti anche elettronici, poi, vabbè, il basso che te lo dico a fa', chitarra acustica, sitar, piano, celeste ecc.), non c'è ombra di dubbio. Nei primi ascolti – quelli che servono a conoscerlo e capirlo – non puoi stare a fare pure altro, tipo le faccende di casa ecc., devi stare concentrato, attento, senza intralci, filtri. Per me questo tipo di musica, la si deve vivere così all'inizio...
C'è elettronica, qualcosa di musica dub qua e là (ad esempio nella traccia 4, Rinascere Hugs Suite ed in Torna con me, traccia 2); musica psichedelica (molto apprezzata), e tanto altro...
Mi permetto una piccola osservazione: visto il tipo di cantato adottato dagli artisti/cantanti, ci sarebbe stata a pennello anche una collaborazione di Giovanni Lindo Ferretti (tra l'altro, le parti con la Donà nella Suite me lo ricordano)...
I pezzi che più incontrano i miei gusti, senza nulla togliere al resto ovviamente, sono la prima, Vdb23, che a mio avviso – lasciatemi passare l'espressione – è una figata pazzesca; e la settima, LD7M (Les Dernierès Sept Minutes de mon Pere), che è qualcosa di veramente notevole, con sitar e esraj di Beppe Brotto (strumento a corda di origine indiana), poiché mischia suoni e suggestioni di tipo orientale e irlandese/celtico. Notevoli sono anche le tracce 3, Nulla è andato perso, che appare come il naturale prosieguo della prima traccia, in qualità di piacevole reprise, ecco); 4, Rinascere Hugs Suite – che con tutti quegli artisti non poteva che venire fuori un gran pezzo! – che è il brano più complesso e vario e nel quale ho notato che tra le strofe di Piero Pelù si apprezzano delle note che mi rimandano a Versante est dei Litfiba, mentre dopo la parte di Ivana Gatti v'è una parte strumentale molto bella che con le melodie delle tastiere fa molto prog degli anni Settanta; 8, Una corsa; e 9, Rigel & Vdb23, che chiude il disco.
Non riesce a piacermi la traccia 5, La melodie de Terrence, del maestro Takeo Watanabe, e penso sia proprio la melodia (e ci sta, dato che questo brano è tratto dalle musiche di vecchio cartone animato, Candy Candy - infatti è del tutto slegata dal disco), nonostante Ghigo Renzulli suoni bene l'assolo, portando il suo marchio riconoscibile – che è per me sempre positivo –, e la presenza di un interessante arrangiamento a più bassi.
Grandi Gianni Maroccolo e Claudio Rocchi, bravi... Marok è sempre una garanzia, questo va ribadito. Sinceri complimenti a tutti gli artisti e ai musicisti che hanno partecipato al progetto.

Claudia Moi



sabato 5 ottobre 2013

10 giorni da Beatle



Sergio Algozzino, 10 giorni da Beatle, Latina, Tunuè, 2013, 96 pp., ISBN 978-88-97165-64-4.

«Improvvisamente capii il perché di tutta quella follia: quei quattro ragazzi
 avevano un potere, una sorta di empatia al contrario. Riuscivano a trasmettere
 qualcosa oltre la musica, un sano divertimento che condividevano
tra loro come se fossero un'unica entità» [p. 27]

Parlare di romanzo a fumetti (o graphic novel) è sempre complicato. Primo, perché non è detto che tutti conoscano la differenza con un maxialbo delle grandi parodie Disney; secondo, perché qualcuno pensa alla riduzione "per bambini" di libri "per adulti"; terzo, perché un pennino a china non è un pennello né una penna, e quindi l’opera viene liquidata spesso con "è solo un fumetto". 
Tuttavia c’è anche un pubblico di lettori che in libreria ripone l’Amleto di Gianni De Luca accanto al testo di Shakespeare e Milo Manara accanto a Jorge Amado (si dice che spesso si raccontino storiacce di donne). Io le opere di Sergio Algozzino le custodisco fra le monografie artistiche.  Avere fra le mani Ballata per Fabrizio De Andrè o 10 giorni da Beatle è come leggere la storia delle anime dei due protagonisti, e i cenni biografici sono quasi marginali.
È affascinante vedere la speculare inversione della voce narrante: se Fabrizio è raccontato da una girandola di suoi personaggi, rimanendo il perno muto e invisibile, Jimmie Nicol racconta in prima persona il vortice fantasmagorico che lo travolse nel 1964, quando si trovò per 10 giorni in tour con i Beatles, a sostituire il malato Ringo Star.
L’apice della beatlesmania, un fenomeno di costume che travolse Oriente ed Occidente, è raccontata dall’interno da un protagonista che stenta a credere a ciò che gli succede, e quasi si sente spettatore. Per timidezza infatti Nicol non riuscirà per giorni a guardare negli occhi "i Beatles", entità senza volto che solo con sforzo, infine, "vede" prendendo confidenza. Quando Jimmie torna alla realtà della sua piccola vita, capisce che la grande avventura lo ha cannibalizzato. In lui si alternano rabbia, nostalgia, disperazione, rassegnazione; l’accettazione finale è catartica: meglio esserci stato per poco, che non esserci stato affatto.
Sergio Algozzino varia tratti e campiture, punti di vista e ritmi, in una regia magistrale, che rende quasi superfluo il dialogo: parlano gli occhi, le mani, persino i non-volti. Poi parla tanto anche l’Autore: com’è sua abitudine, in appendice alla storia aggiunge Qualche nota a margine [pp. 91-94], dove commenta i vari episodi, li dettaglia, li spiega. In alcune note lo si sente sorridere, in altre sghignazzare apertamente. Se leggendo traspariva la passione dell’estimatore, ora si scopre lo studio professionale nell’accuratezza delle ricostruzioni, nella documentazione di ogni dettaglio.
Al grande curriculum d’esperienza artistica (disegnatore per la Panini Comics, collaborazioni internazionali, docente alla Scuola del Fumetto di Palermo, art director del magazine Mono, vincitore del Premio Francisco Solano Lòpez ad Etnacomics 2013, etc.) unisce grande passione musicale – è musicista egli stesso – e dunque si capisce perché nel verso di frontespizio compaia fra i ringraziamenti:
«A mio fratello, per avermi fatto ascoltare I Want to Hold your Hand».

Eloisia Tiziana Sparacino

Abbiamo incontrato Sergio Algozzino il pomeriggio della presentazione ufficiale del libro, il 2 Luglio al Nautoscopio di Palermo, parlandogli subito prima che salisse sul palco del concerto/tributo ai Beatles che è proseguito per ore. La videointervista completa la trovate al link: http://youtu.be/Rm6qrPm400M




martedì 5 febbraio 2013

Ballata per Fabrizio De Andrè



Sergio Algozzino, Ballata per Fabrizio De Andrè, Padova, Becco Giallo, 2012, 127 p., ISBN 978-88-97555-10-0.

Di libri su Fabrizio De Andrè ne sono stati editi tanti. Questa ballata, in forma di libro a fumetti, però, non è eseguita dalla voce di un amico, un figlio o un critico musicale, ma da chi meglio lo conosceva: i personaggi stessi delle sue canzoni. Marinella, Bocca di Rosa, Andrea, Piero, Carlo Martello, il Giudice, Geordie, Prinçesa, il Pescatore e altri si trovano riuniti insieme a raccontare, attraverso la propria, la storia – o l’anima, è lo stesso – del loro autore. E si comprende come ciò sia inevitabile: «Lui ci ha donato la vita oltre la morte, oltre il tempo e lo spazio. E noi adesso gliela restituiamo» [p. 52]. Delicato e profondo al contempo, in un’atmosfera rarefatta, il libro – a più livelli – riesce a tratteggiare fragilità, sbruffonaggini, livori e miserie umane; è ricco di citazioni, rimandi, accenni, sottintesi ed allusioni, sia testuali che visuali, più o meno palesi, che meglio vengono esplicati nel capitolo Dietro le quinte [p. 71] che l’autore pone in coda alla Ballata. Qui si svela come l’iter creativo, al di là di ogni programma a tavolino, abbia in effetti seguito i “capricci” dei personaggi che, lontani dall’esser statiche pedine, hanno voluto imporsi a loro modo: alcuni si sono defilati in silenzio, altri si son fatti avanti in punta di piedi o a gomitate, ma tutti hanno scelto da sé il proprio ruolo. Il libro è corredato da una Cronistoria [p. 97] a cura di Francesco Vettore, già curatore della mostra itinerante dedicata a De Andrè Bocca di Rosa e altre storie; seguono una Discografia essenziale [p. 109] e il capitolo Per saperne di più [p. 121] con indicazioni bibliografiche, sitografiche, cinematografiche e teatrali sull’artista ligure. Questa è la seconda edizione, riveduta e acquerellata, di un’opera del 2008 edita in bianco e nero da Sergio Algozzino, che ha qui congiunto le sue passioni: il fumetto e la musica d’autore. Musicista, colorista, disegnatore, docente presso la Scuola del Fumetto di Palermo, l’autore ha molto lavorato al fumetto italiano e straniero, collaborando con Disney, Panini Comics, Tunuè e Soleil Edition; ha pubblicato nel 2005 il saggio Tutt’a un tratto. Una storia della linea nel fumetto, e nel 2007 il libro a fumetti Pluie d’eté (tradotto poi in  Pioggia d’estate, 2008).

Eloisia Tiziana Sparacino