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sabato 5 luglio 2014

Geografie dell’anima

Davide Lacagnina, Geografie dell’anima. Natura e paesaggio attraverso le arti in Sicilia, Palermo, Edizioni di passaggio, 2006, 207 p., ISBN 88-901726-1-4.

Davide Lacagnina si è dottorato in Storia dell’Arte a Palermo, studiando fra Barcellona e Londra, e all’impegno di docente universitario affianca dal 2007 la direzione della collana Piccola Biblioteca d’Arte per l’editrice Kalòs. Fra i suoi interessi l’analisi della ricezione dell’antico nella pittura ottocentesca, il simbolismo nelle avanguardie e in genere la critica e storiografia del XX secolo; spesso ha poi affrontato l’analisi di natura e paesaggio nell’interpretazione e rappresentazione, e nella sua significazione nelle arti.
Lo scopo di questo saggio è dichiarato sin dall’inizio: «La storia dell’arte, ragionando sulle ‘geografie dell’anima, sulle forme cioè di scrittura creativa della terra, come espressione del rapporto dell’uomo con la natura, deve pur riportare i risultati di questa relazione alla necessità di un contesto – storico, sociale, economico, produttivo – cui l’opera dovrà essere riferita per recuperare il suo pieno e più ampio valore di documento culturale» [p. 11]. Le opere delle schede, come veri documenti, sono quindi raccolte per argomenti, a mostrare come la natura, nell’arte, possa essere artificio o stato d’animo, luogo d’insidie e peccato o epifania del sacro.
Il volume approfondisce dunque queste tematiche: dopo una Introduzione [pp. 7-26] che spiega l’intenzione e lo sviluppo del libro, l’analisi si articola nell’ottantina di schede illustrate della sezione Immagini [pp. 27-198]. Questa è la puntuale disamina di come in Sicilia le arti abbiano dialogato, nel tempo, con la natura. E si sottolinea «le arti», perché nelle schede si includono anche quelle opere che, una volta chiamate «arti minori», ora vengono più propriamente definite «arti applicate»: le tele di Lojacono e i cartoni di Guttuso si alternano alla coppa di conchiglia Nautilus, gli affreschi di Bergler e gli acquerelli di Piccolo si contrappassano al Cretto di Burri.
Il testo è piacevole e scorrevole, molto chiaro nella trattazione delle opere; si chiude con una sezione di Strumenti [pp. 199-207], che includono Bibliografia [pp. 199-200], Indice dei Musei e delle Istituzioni [pp. 201-204] e Indice dei nomi [pp. 205-207].
Unica pecca è la mancanza in calce di un breve dizionarietto mirato, che permetta di capire termini quali lambris ed estofados anche ai "non addetti ai lavori".


Eloisia Tiziana Sparacino


Dono dell'editore

sabato 5 gennaio 2013

Il visconte di Bragelonne



Alexandre Dumas, Il visconte di Bragelonne, Roma, Newton Compton, 2006, XXV+1283 pp. (I Mammut, 16), ISBN 978-88-541-1402-9.

Dumas padre chiude con un monumentale volume la storia dei moschettieri.
La gloria di uomini valorosi come D'Artagnan, Athos, Porthos e Aramis non poteva che concludersi combattendo. Per più di duemila pagine (i tre romanzi insieme) i moschettieri hanno fatto vivere a generazioni di giovani avventure ed emozioni, che solo una penna ineguagliabile e feconda come quella di Dumas poteva rendere ficcanti.
Più che una recensione al Visconte, questa vuole essere una lode e una dichiarazione incondizionata di amore nei confronti del Ciclo dei moschettieri, del quale questo libro è soltanto l'atto conclusivo (lo precedono infatti I tre moschettieri e Vent'anni dopo).
L'autore riesce con maestria e impeccabile bravura a descrivere la Francia della seconda metà del Seicento e i suoi personaggi: la corte di Luigi XIV è una fotografia puntuale, precisa; gli angusti e atri ambienti della Bastiglia sono cupe pagine nell'animo di chi legge; le passioni e gli amori sono fiamme che presto avvampano nell'animo dei lettori trasportati; la morte degli eroi è un dolore: un abbandono tragico di uomini che guidandoci per mano per mille e più pagine, ci hanno portato con sé in galoppate mozzafiato, ci hanno fatto sognare le fronde verdi che ombrano e riparano dalla calura, la rugiada e i profumi del bosco che accompagnano le passeggiate, le strade polverose e perigliose, e le coste irte sul mare che nasconde insidie e soluzioni.
Il genio di Dumas riesce anche a far nascere la commedia del tapezziere Moliére, Il borghese gentiluomo, dall'incontro tra il commediografo e Porthos! La letteratura di Francia si riscrive e si realizza nelle pagine dei Moschettieri.
Porthos ci insegnò a vivere. Athos ci insegnò come crescere un figlio e a reagire con dignità al dolore che spegne l'uomo. Aramis ci insegnò a lottare per un'idea, per una causa. D'Artagnan ci insegnò a conoscere l'uomo ancor prima di usare la spada.
Chi ha letto la trilogia dei moschettieri questo lo sa bene, porta con sé il ricordo tenero dei quattro eroi e la venerazione per quei personaggi (o veri uomini?) che superano la storia e la narrazione, diventando mito generazionale.
Uno per tutti...

Piero Canale

sabato 1 dicembre 2012

Antropologia in sette parole chiave



Vincenzo Matera, Antropologia in sette parole chiave, Palermo, Sellerio, 2006, 177 pp., ISBN 88-389-2124-5.

Cos’è questa scienza misteriosa che da sempre ha portato l’uomo a studiare sè stesso sotto molteplici punti di vista? Quali sono i suoi punti cardine? Quali sono i principi che ne regolano il funzionamento?
L’autore, Vincenzo Matera, docente di Antropologia culturale nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Milano-Bicocca, raccoglie in questo volume una serie di saggi che danno la sua particolare visione su questa scienza; ogni saggio fa capo ad un termine di assoluta importanza, una parola chiave, nella complessa ed eterogenea composizione della materia antropologica: sette parole, sette saggi. Anzi, sette più uno: “Antropologia”.
Incompletezza: dopo aver analizzato velocemente alcune delle specie umane (Australopitecus, Erectus, Sapiens) mette in luce che deve essere la prospettiva che adotterà per comprendere tutte le varie sfaccettature psicologiche sociali e antropologiche dell’essere umano, ossia quella che riconosce l’uomo “come un animale difettoso dal punto di vista strettamente biologico”, e proprio per questo, che tende a svincolarsi dalla propria dimensione organica.
Cultura: intesa come caratteristica quasi obbligatoria dell’essere umano, che, a differenza degli altri animali, non è geneticamente programmato dalla nascita alla sopravvivenza, ma anzi sente l’esigenza di una cultura come elemento indispensabile per la salvaguardia della propria specie.
Comunicazione: ossia la capacità dell’essere umano di mettere in circolo, di far divulgare nella società, di aprire al sociale quella cultura, rimedio alla sua incapacità, alla sua «difettosità originaria».
Identità: concetto ampio e articolato, su cui verte da anni gran parte del dibattito antropologico, che coincide con la cristallizzazione, ambigua e temporanea, di punti di riferimento, di stereotipi, per l’azione e per l’interazione, e che è strettamente correlato con la nozione di diversità.
Campo, Intenzionalità, Interazione: sono tre termini che afferiscono alla sfera della ricerca scientifica dell’antropologo, che impone una “particolare prospettiva conoscitiva”, e che porta a una serie di problematiche critiche, una fra tutte quella che Matera chiama il «più altro degli altri».
Il testo è corredato di un’ampia Bibliografia (pp.157-173) e di un Indice dei nomi (pp.175-177) utilissimo per chi volesse o dovesse approfondire la sua ricerca.

Vincenzo Bagnera