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mercoledì 5 febbraio 2014

Il sogno dopo

Roberto Baggio, Il sogno dopo, interviste a cura di Enrico Mattesini, Arezzo, Limina, 2002, 152 pp., ISBN 88-88551-02-6.

Il sogno dopo è la naturale continuazione di Una porta nel cielo. In questa seconda autobiografia, il campione ci racconta la sua maturità calcistica e umana, vissuta in provincia con la maglia del Brescia. Il sogno di cui parla Baggio è quello del mondiale del 2002, in Giappone e Corea, che insegue con tutte le sue forze, combattendo contro la sfortuna: gli infortuni che si abbattono di continuo sulle sue ginocchia martoriate e i soliti detrattori che lo considerano finito.
La delusione dovuta alla mancata convocazione è fortissima. Sarebbe stato il quarto mondiale per Baggio, con una partecipazione meritatissima dimostrata sul campo, ma questa possibilità gli è stata negata. Nelle pagine che si susseguono, molto piacevoli da leggere, ritroviamo anche pezzi scritti di proprio pugno dal calciatore, dove viene fuori tutta la sua personalità di grande spessore e la spiritualità che deriva dall’adesione alla religione buddista. La preghiera e la famiglia sono considerate da Baggio le esperienze fondamentali che gli hanno consentito di affrontare, con successo, i due gravi infortuni alle ginocchia capitati nella stagione 2001/02. Infortuni che, nonostante vengano superati al 100% – giocando per di più una delle stagioni più belle della sua carriera – saranno poi “utilizzati” come giustificazione alla sua mancata convocazione in nazionale. Si sofferma poi a parlare della terra argentina, tanto amata per la caccia, pratica che coltiva come forma di ricarica psico-fisica, utile ad affrontare la stagione 2002/03 con il Brescia, al fianco del suo vecchio e saggio allenatore Mazzone.


Biagio Bertino



sabato 5 ottobre 2013

Fare memoria. Per non dimenticare e per capire

Rita Borsellino, Fare memoria. Per non dimenticare e per capire, a cura di Laura Soletti, Lucca, Maria Pacini Fazzi, 2002, 64 pp., 978-88-7246-548-6.

In questo libro viene proposto l’intervento di Rita Borsellino all’incontro per la legalità, organizzato a Lucca dal Ce.I.S. – Gruppo “giovani e Comunità”, al quale la sorella del magistrato ha partecipato con grande motivazione.
Dopo una breve introduzione di Laura Soletti, dove viene ripercorso il terribile periodo delle stragi del ’92, Rita Borsellino è preceduta da una breve presentazione di Massimo Toschi, docente di Storia e Filosofia presso il Liceo scientifico Vallisneri di Lucca, che conobbe la Borsellino nel 1997, in occasione di un altro incontro tenutosi sempre a Lucca: “In memoria di Giovanni Falcone: la fatica della legalità”.
Rita Borsellino comincia il suo intervento ricordando la sua famiglia, i suoi quattro fratelli e raccontando come la sua vita sia cambiata totalmente da quel 19 luglio 1992. È da quel giorno, infatti, che decide di assumersi la responsabilità di «portare avanti la memoria di Paolo» [p. 9]. Ricorda come quest’ultimo fu il più giovane magistrato d’Italia a soli 24 anni. Ma allora, erano gli anni ’60, di mafia forse non se ne sentiva nemmeno parlare e non perché non ci fosse, ma semplicemente perché ad alcuni faceva comodo così. E anche lo stesso magistrato si “rimprovera” in una lettera che diventerà il suo testamento spirituale per le future generazioni: «sono ottimista, perché so che questi giovani avranno domani una consapevolezza ben diversa dalla colpevole indifferenza che io mantenni fino ai quarant’anni.» [p. 18]. Questo è un passaggio della risposta, scritta proprio la mattina del 19 luglio 1992, a una lettera che gli era stata inviata da una scuola padovana.
      Poi la memoria sulla vita blindata di Paolo perennemente in pericolo e di come questo, insieme con un gruppo straordinario di colleghi – il pool antimafia coordinato da Antonino Caponnetto – sia riuscito a scardinare la micidiale macchina da guerra chiamata Cosa Nostra, con l’aiuto di “pentiti” del calibro di Tommaso Buscetta.
      Infine, il doveroso e bellissimo ricordo dei ragazzi della scorta che hanno avuto il merito di proteggere, fino all’ultimo giorno, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: «sono delle persone che hanno offerto la loro vita perché la nostra democrazia potesse restare tale» [p. 32].


Biagio Bertino

mercoledì 5 giugno 2013

Non ti muovere



Margaret Mazzantini, Non ti muovere, Milano, Mondadori, 2002, 295 pp., ISBN 978-88-04-48947-2.

Si può banalizzare la trama di qualsiasi romanzo. Seguendo questo principio, Non ti muovere è la storia di un tradimento … ma neanche per sogno.
Margaret Mazzantini ci racconta tre vite di donna guardate attraverso la vita di un uomo. Un uomo che finalmente, in un momento tragico della sua vita (il gravissimo incidente di cui è rimasta vittima la figlia), trova il coraggio di guardare spietatamente anche la sua.
C’è la relazione coniugale più o meno banale, semplice: appassionata in certi momenti, in via di esaurimento in altri. C’è il rapporto con la figlia, sempre tenero, anche se a volte un pò distante.
E c’è soprattutto il rapporto con Italia, la donna del caso, la prostituta, la negazione della sensualità, la reietta. Ed è proprio in questa strana relazione, all’inizio rabbiosa e brutale, poi sempre più umana ed accorata, che il protagonista della storia ritrova la sua umanità.
Attraverso un percorso molto tortuoso, egli si impegnerà faticosamente, dolorosamente e, a volte anche contro la sua volontà, prima a vedere e poi a rispettare l’umanità dell’altra.
In tutto ciò le altre due figure femminili (Elsa, la moglie ed Angela, la figlia) non restano sullo sfondo, non sono creature di contorno, vivono della loro vita e hanno la possibilità di imporsi con le loro risorse che nascono dalla personalità, dai sentimenti, dalle certezze acquisite.
Italia, invece, queste risorse non le ha: sa solo di essere un mucchietto d’ossa, un corpo consumato che tutti possono usare; è questa la sua certezza e in questa rimane, senza opporvisi, fino alla fine.
La fine, tragica, le riconsegnerà, anche se troppo tardi, tutta intera la sua dignità.
Ma il romanzo si impone anche per un’altra scelta dell’autrice, un particolare che può anche sfuggire: è scritto in prima persona, a parlare è il protagonista. Si tratta di un uomo. Margaret Mazzantini è una donna, ma lo dobbiamo ricordare ad ogni pagina, perché lo si dimentica facilmente.

Vincenzo Bagnera


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