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domenica 5 gennaio 2014

Il giorno prima della felicità

Erri DE LUCA, Il giorno prima della felicità, Milano, Feltrinelli, 2009, 135 pp. ISBN 978-88-07-01773-5

Sono cose che capitano il giorno prima.
Il giorno prima di che?
Il giorno prima della felicità. [p. 73]

Napoli, anni '50: la seconda guerra mondiale ha lasciato la città distrutta ma viva, una città che rinasce e comincia a rialzarsi; qui si muove lo Smilzo, protagonista del libro, che cresce insieme alla sua città. Lo Smilzo è un ragazzo vispo, sveglio, orfano, animato da una voglia incredibile di sapere e apprendere; inizia a imparare la vita grazie a Don Gaetano, il portiere di uno stabile, che lo adotta e lo nutre di storie e racconti e dei ricordi della guerra appena finita. Anche Don Gaetano è orfano, e ha il potere di sentire i pensieri delle persone (i pensieri che sfuggono dalla testa delle persone distratte). E lo Smilzo cresce, cresce all’ombra di una città piena di storie e personaggi, ama la scuola, prende il vizio del leggere, grazie a don Raimondo, un libraio di cui diventa amico che gli presta i libri che lo Smilzo divora letteralmente, e poi ci sono i racconti di Don Gaetano grazie ai quali conoscerà la vita, il dolore e l’amore; l’amore vero che lo Smilzo prova è quello nei confronti di una bimba di cui si innamora quando, anche lui bambino, gioca a pallone con i compagni, e che poi ritroverà quando saranno entrambi grandi; ma è amore impossibile, la ragazza è ormai la fidanzata del Guappo. E sarà la causa della sua fuga da Napoli.
Il giorno prima della felicità può considerarsi un romanzo di formazione, un romanzo che vede il protagonista attraversare la fase dell’adolescenza, della maturazione, fino a quando diventa uomo. Il giorno prima della felicità è proprio il giorno in cui nulla sarà più come prima, in cui si diventa adulti e che cambia per sempre la vita di ciascuno di noi.
Romanzo denso, emozionante, coinvolgente, lineare ma mai banale, in pieno stile De Luca.


Alberto Capizzi



martedì 5 novembre 2013

L'ombra del vento

Carlos Ruiz Zafón, L’ombra del vento, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2004, 439 pp. ISBN 88-04-52733-1.

Barcellona 1945, Daniel Sempere, protagonista del romanzo, viene portato dal padre al Cimitero dei Libri Dimenticati – antica e immensa libreria che raccoglie tutti i libri di cui nessuno ha più memoria – e da questi invitato a sceglierne uno. È qui che ha inizio la storia, Daniel sceglierà (o sarà il libro a scegliere lui?) L’Ombra del Vento, libro sconosciuto del più ancora sconosciuto autore Julian Carax, e da questo momento la vita di Daniel verrà sconvolta da una serie di eventi che lo cambieranno come ragazzo prima, e come uomo poi.
L’ombra del vento di Zafón ha rappresentato un piccolo caso editoriale: pubblicato nel 2001, inizialmente passato sotto traccia, ha visto crescere la sua notorietà grazie al passaparola dei lettori, che lo hanno portato ad essere uno dei libri più letti degli ultimi anni… ma viene da chiedersi perché? Magari avevano ragione i lettori nel 2001 ad ignorarlo; per carità il libro è ben scritto, i personaggi sono ben delineati, ma la storia non decolla mai, non ci sono mai spunti che ti fanno ritardare l’ora di cena di 20 minuti pur di continuare a leggere. Il romanzo si muove fra tanti generi (è romantico, è avventuroso, è giallo, è anche horror) ha tanti intrecci, tante sottotrame, ma spesso si perde nella banalità e nella prevedibilità (come ad esempio il parallelismo tra la vita di Daniel Sempere e quella di Julian Carax); pochi, pochissimi i veri sussulti coinvolgenti e nessun finale a sorpresa, tutto scorre al suo posto per come ci si immagina. Al romanzo fa da sfondo una Barcellona cupa e piovosa manco fosse Londra.
La sensazione che si ha alla fine è che tanto clamore attorno a certi libri derivi, più che altro, da una certa mania modaiola che nulla ha a che vedere con il valore intrinseco del prodotto libro.

Alberto Capizzi