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giovedì 5 dicembre 2013

Una porta nel cielo

Roberto Baggio, Una porta nel cielo. Un’autobiografia, Arezzo, Limina, 2001, 191 pp., 88-86713-81-9.

Voglio parlare di calcio, una delle poche vere passioni della mia vita. Ovviamente non parlo dello pseudo-sport a cui siamo abituati da più di un decennio a questa parte, ma un calcio che oramai abbiamo in pratica scordato, fatto di uomini, sacrificio e passione. Tutto questo è Roberto Baggio, che secondo me è stato “Il Signore” del calcio.
Eduardo Galeano, giornalista, scrittore e saggista uruguaiano, riferendosi a Baggio disse che «in questi ultimi anni nessuno ha offerto tanto buon calcio e tanti argomenti di discussione». Ed è proprio vero: per molti, compreso un recente sondaggio realizzato in rete su scala mondiale, Roberto Baggio è il terzo giocatore di tutti i tempi, dopo Pelé e Maradona.
Il volume è la sua autobiografia. Il libro delle risposte, delle confidenze, degli «sfoghi gentili» (quarta di copertina). Ma anche il libro delle scoperte: la scoperta di un talento purissimo fin dagli esordi e di un uomo che, ancor prima di approdare in serie A, si vede esplodere un ginocchio. Ginocchio che lo costringerà per tutta la carriera professionistica a giocare «con una gamba e mezzo» (p. 31). Roberto Baggio parla sia della sua passione per il calcio, coltivata fin da bambino e vissuta sempre in mezzo a tanti sacrifici e dolore, sia delle sue passioni incontrate nella vita: la famiglia, l'amicizia, la fede e la caccia. Il numero 10, dal tocco raffinato e romantico, si racconta in questo volume, dove ripercorre la sua carriera: la gioventù a Caldogno, il drammatico infortunio a Vicenza, l'amore del tifo a Firenze e Bologna, il suo percorso da miglior calciatore del mondo nella Juventus di Trapattoni e nella nazionale di Sacchi, quel maledetto rigore a Pasadena, le incomprensioni con Ulivieri e Lippi. Insomma un vortice di ricordi, sensazioni ed emozioni dove si scopre che talento e classe non sono venuti a mancare anche nella sfera umana e personale. In questa lunga intervista viene illustrata tutta la vita calcistica di Baggio, ma sono presenti anche piacevoli intervalli di poesia e spiritualità (ricordo, infatti, che ha abbracciato la fede buddista sin dai primissimi anni ’90).
In un'Italia che va a rotoli in ogni direzione, dunque anche nel calcio, Roberto Baggio è stato l’ultimo grande calciatore italiano. Consiglio questo libro a chi vuol conoscere più a fondo, come merita, un grande campione dell'Italia sportiva, che si racconta con sincerità, spontaneità e ironia, regalandoci, col suo esempio, la speranza, la fiducia e la forza di non mollare mai.

Biagio Bertino





mercoledì 5 giugno 2013

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello



Oliver Sacks, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Milano, Adelphi, 2001, 318 pp., (Gli Adelphi, 190), ISBN 9788845916250.

La mente è un universo. Il dolore è un universo. Attraverso la mente e il suo dolore è possibile scoprire l'anima imperscrutabile e la sua molteplicità. L'uomo non è solo memoria, sinapsi e processi neuronali. C'è dell'altro.
Non sono un medico e poco conosco della mente e dei suoi arcani meccanismi, quindi mi ritengo il meno adatto a esprimere un parere su questo libro.
Oliver Sacks è un medico, un neurologo credo, che annota le sue esperienze e le sue riflessioni generate dal contatto con i pazienti. Non si tratta di un romanzo, bensì di un diario vero e proprio, che racconta fatti realmente accaduti. Conosco tuttavia niente dell'autore-medico, ma quello che le pagine di questo libro narrano è l'umanità, la pazienza e l'amore verso i pazienti. Spesso abbiamo un'idea infida dei medici. Forse conoscere un medico come Oliver Sacks, ci aiuterebbe a cambiare idea.
Non voglio (o meglio non posso) addentrarmi sulle anamnesi e sui pareri medici, ma voglio di certo tenera a mente le anime dei pazienti del dottor Sacks.
In queste pagine nessun malato è lasciato solo o abbandonato o deriso. Ognuno è accettato con la dignità di essere umano che tutti meritano, pur rispettando la natura e le peculiarità di ciascun protagonista.
Ogni episodio narrato è una scomposizione e rappresenta, a mio avviso, un aspetto fondamentale di qualsiasi persona. Tutto ci riguarda, tutto ci forma.
Qualcuno un tempo mi disse che l'anima è come un albergo fatto di stanze vuote. Bisogna riempirle di ospiti, affinché l'incuria e la vacanza non rovinino per sempre la struttura. Le stanze di quest'albergo sono rivolte ai personaggi che incontriamo nella lettura. Essi, nei momenti di sconforto, saranno i nostri migliori e autentici amici e consolatori e consiglieri. Credo che alcune di queste stanze spettino di diritto ai pazienti del dottor Sacks, ai "Gemelli", a Josè, a Martin, a Rebecca, a Ray, al dottor P., a Jimmie, a Natasha K., a Bhagawhandi e agli altri. Uomini e donne dall'anima profonda, capaci di insegnare a vivere nonostante la loro esistenza sia difficile e la loro forza vitale sia per certi versi inspiegabile.

Piero Canale


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