Visualizzazioni totali

mercoledì 12 marzo 2014

Lettera aperta al sindaco di Roma Ignazio Marino

Palermo, 11 marzo 2014


Carissimo Sindaco Marino,
ho letto con ammirazione e piacere quanto da lei proposto stamane in merito alla sottrazione dei senzatetto dalla strada.
In effetti è verissimo quanto lei dice quando lamenta che per questa povera gente disperata "serve anche un'occupazione per impegnare il proprio tempo".
Quale migliore occupazione, di fatto, se non quella dell'inserimento lavorativo all'interno del circuito bibliotecario e, nella fattispecie, all'interno della Biblioteca Comunale di Roma.
Di certo sapranno organizzarla con metodo e con i giusti criteri della scienza biblioteconomica.
Adesso mi balena una splendida idea.
Credo che abbandonerò il mio precario lavoro da bibliotecaria di quartiere, che tanto ho sudato, dopo il conseguimento di una laurea in lettere classiche, molteplici specializzazioni nel settore biblioteconomico e master universitari, per venire nella nostra bella Capitale a fare la vagabonda; scelta che consiglierò vivamente anche ai miei colleghi più o meno giovani, i quali credono ancora che un lavoro in biblioteca si possa conseguire grazie allo studio e alla passione, quando invece pare che basti semplicemente essere dei bohémien – non mi si accusi di razzismo nei confronti di chi sta peggio, lungi da me, le mie sono solo vane parole in libertà – per aggiudicarsi un’assunzione nel circuito delle biblioteche, senza sottoporsi ad alcuna prassi concorsuale.
Lei ha ragione quando lamenta che "ogni anno per i pensionamenti perdiamo il 10-15% del personale" nelle biblioteche, ma sa meglio di me che si tratta del decorso naturale di ogni cosa non solo in campo lavorativo – l’essere ciclicamente rinnovati, e noi giovani specializzati continuiamo a pensare che grazie alla nostra conoscenza e professionalità, potremo un giorno godere di quanto seminato con fatica e speranza, per raccogliere i frutti di un lavoro in un ambito pertinente ai nostri studi. È a noi, pertanto, che andrebbero riservati questi posti vacanti.
Mi rivolgo anche a lei, Rita Cutini, assessore capitolino alle Politiche sociali, perché di certo c'è  "bisogno di persone da impiegare in diversi ruoli" per toglierli dalla strada, ed è un’emergenza grave che tocca l’interno Paese.
Io non voglio qui fare la paternale o avere la presunzione di fare proposte al posto vostro, che meritevolmente ricoprite alte cariche, voglio piuttosto mettervi a conoscenza del fatto che io – come del resto molti altri ragazzi e ragazze della mia generazione e dotati della medesima specializzazione sarei anche disposta a ricoprire posizioni inferiori, come possono essere l'usciere o l'assistente di sala di biblioteche o archivi, piuttosto che essere costretta a cercare lavori avulsi dal nostro settore, altrettanto dignitosi ma che vanificano interamente i nostri studi e le nostre speranze, costringendoci ad impieghi quando abbiamo la fortuna di trovarli – di volantinaggio, di consegna-pizza a domicilio, o di aberranti call-center.
C’è anche da chiedersi cosa si intende per i “diversi ruoli” che si andrebbero a ricoprire perché, nel beneficio del dubbio, non è detto che io non stia travisando il tutto, ipotizzando mansioni e competenze non meglio specificate nelle vostre intenzioni. Desidero solamente capire meglio.
Per concludere, non voglio con questa mia lettera criticarvi, anzi ammiro quanto state facendo per i senzatetto uomini e donne che meritano alloggio e dignità offrendo loro un’alternativa reale alla miseria anche attraverso il riscatto offerto dal lavoro; vi dico soltanto che se il problema di Roma è rappresentato dai posti vacanti lasciati nella rete delle Biblioteche da chi va in pensione, io due-trecento persone specializzate da segnalarvi che possano ricoprire diversi ruoli, posso fornirveli.

Una bibliotecaria


Nessun commento:

Posta un commento